Negli ultimi anni gli impulse response (IR) sono diventati uno degli strumenti più importanti per chi utilizza multieffetti, profiler e simulatori di amplificatori. Di fatto un IR per chitarra simula la risposta di una cassa con i propri coni, pertanto simula come sarebbe la cassa microfonata in un certo modo. Quindi, se si ha un sistema digitale, cambiare IR equivale a cambiare la cassa in un sistema testata-cassa tradizionale.

Una buona simulazione di cassa quindi può cambiare completamente il risultato finale: spesso la differenza tra un suono digitale, piatto e poco convincente e un suono capace di stare in un mix non è nell’amplificatore simulato, ma nella scelta dell’IR. Questo è particolarmente evidente nei generi rock e blues, dove dinamica, risposta al plettro e carattere delle medie frequenze sono fondamentali.

Avete mai provato a far uscire la vostra testata o il vostro amplificatore combo da una 4×12 Marshall con coni Celestion piuttosto che dalla cassa originale magari con il suo cono singolo? Beh il suono è molto più ricco di basse, più tridimensionale, più avvolgente, più carico… Insomma, la cassa è ciò che trasforma il segnale elettrico nelle onde sonore, quindi di fatto è una parte fondamentale (e spesso trascurata…). Cambiare una cassa può stravolgere il suono, a volte più che non cambiando una chitarra o meglio ancora un pedale overdrive/distorsore (come ad esempio lo Xotic BB Preamp https://www.musicanza.it/2022/10/20/xotic-bb-preamp/ o il sempreverde Ibanez Tube Screamer https://www.musicanza.it/2020/09/04/ibanez-tube-screamer-mini/).

Ma cosa sono gli IR per chitarra?

Un IR per chitarra è un file contenente una registrazione della risposta acustica di un sistema. La cassa viene catturata di fatto come in uno studio di registrazione, quindi con uno specifico microfono, a una specifica distanza e inclinazione, magari su un preciso cono. Ecco quindi che non basta dire “prendo gli IR di una Marshall 4×12”, bisogna considerare con quanti e quali microfoni gli IR sono stati catturati, quali coni aveva la cassa, e un sacco di altri parametri che influiscono enormemente sul suono, non per ultimo la qualità con cui tale cattura stessa è stata effettuata.

In pratica un IR per chitarra permette di “fotografare” il comportamento di una vera cabinet e utilizzarlo all’interno di un dispositivo digitale. Una catena moderna può essere composta da: chitarra → amplificatore reale o simulato → IR cabinet → PA / monitor / registrazione. Il vantaggio degli IR rispetto alle vecchie simulazioni integrate nei sistemi digitali è di avere un suono molto più realistico e ripetibile, con molta più dinamica e in grado di bucare meglio il mix in sala. Ma soprattutto di poter utilizzare la nostra simulazione di amplificatore preferita con le casse che preferiamo, semplicemente cambiando l’IR.

Perché l’IR per chitarra è così importante nel rock e nel blues?

Il rock e il blues sono generi in cui la distorsione, a mio avviso, è la più difficile da ottenere. Sì, perchè il chitarrista rock o blues generalmente vuole la massima botta con il plettro, intesa come reazione ruggente della chitarra quando si plettra forte, in stile AC/DC, ma vuole anche che le singole note siano definite, per avere la massima dinamica possibile, con il miglior controllo e definizione. Peccato che dinamica e definizione vadano nella direzione opposta della saturazione, che fa sì ruggire il suono sporcandolo, ma introducendo compressione, quella compressione che se eccessiva rende addirittura difficile uscire dal mix nella band, rendendo tutto piatto.

Nel rock classico e nel blues invece servono:

  • attacco dinamico (se picchio forte col plettro le note devono uscire più distorte e con un volume maggiore, altrimenti devono essere più clean e dolci);
  • armoniche (senza armoniche il suono è piatto);
  • medi presenti (questi danno grinta, e sono fondamentali per uscire bene nel mix);
  • compressione naturale (un suono troppo dinamico è anche difficilissimo da controllare, e anche meno musicale, ma se troppo compresso risulta piatto);
  • risposta al volume della chitarra (se abbasso il volume della chitarra devo avere un effetto simile a quando plettro con una pressione minore sulle corde).

Ecco perchè il chitarrista rock cerca generalmente il miglior compromesso, lo sweet pot, tra la dinamica e la saturazione, cosa difficilissima da raggiungere perchè si tratta di due concetti agli antipodi. Troppa pulizia nel suono e lo stesso, oltre ad essere più difficile da controllare, non ha abbastanza grinta e carattere, mentre troppa saturazione e tutto risulterà troppo morbido, piatto, senza reale spinta.

Un IR per chitarra influisce non solo nella dinamica del suono finale, ma anche nella sua equalizzazione. La presenza (gli acuti, molto volgarmente) è fondamentale per uscire bene nel mix, mentre i bassi sono utili a dare corpo alle note. Tuttavia, un IR troppo brillante può rendere il suono tagliente e artificiale, mentre un IR troppo scuro può far sparire la chitarra nel mix. La scelta giusta è spesso un compromesso tra presenza e morbidezza.

Celestion Vintage 30, Greenback e G12T-75: le differenze principali

Celestion Vintage 30

Il Vintage 30 è probabilmente il cono più utilizzato nel rock moderno. Le sue caratteristiche principali sono:

  • molte medie alte;
  • grande presenza;
  • attacco aggressivo;
  • ottimo per ritmiche rock e lead.

È perfetto per:

  • suoni alla Slash;
  • hard rock anni ’80/’90;
  • rock moderno;
  • suoni che devono uscire dal mix.

Il suo limite è che può diventare affaticante per l’orecchio se abbinato a simulazioni già brillanti.


Celestion Greenback (G12M)

Il Greenback è il suono del rock classico, con:

  • medi caldi;
  • compressione naturale;
  • meno aggressività sulle alte;
  • grande risposta dinamica.

È ideale per:

  • AC/DC;
  • Led Zeppelin;
  • blues rock;
  • suoni vintage.

Per molti chitarristi è uno dei coni più musicali perché lascia respirare il tocco.


Celestion G12T-75

Il G12T-75 è stato molto usato nelle 4×12 anni ’80 (come nella mia Marshall 4×12). Non è il cono preferito da molti, che lo ritengono più moderno e poco vintage, ma in realtà secondo me riflette perfettamente tutto il carattere Marshall del rock, con:

  • bassi più presenti;
  • alte più definite;
  • medi leggermente arretrati.

Il G12T-75 funziona molto bene con:

  • Marshall moderni;
  • rock anni ’80;
  • ritmiche potenti.

Rispetto al Vintage 30 può risultare meno aggressivo, nel senso che è meno tagliente negli alti.

In definitiva:

IRCarattereIdeale per
Greenbackcaldo, dinamico, morbidoblues rock, vintage
Vintage 30aggressivo, presente, medio-altohard rock, live
G12T-75punch, bassi, definizioneanni ’80, Marshall

Greenback vs Vintage 30 vs G12T-75: quale scegliere?

Non esiste un migliore assoluto, ovviamente, come in moltissime cose. Tutto dipende dal risultato che si vuole ottenere, dal suono che si ha in testa. Anzi, molte volte si miscelano addirittura gli IR per chitarra, prendendo le caratteristiche che ci interessano da entrambi. Ad esempio, in generale, una combinazione di Vintage 30 (Celestion) e G12T-75 o Greenback (sempre Celestion) può funzionare molto bene per ottenere un suono che sia al tempo stesso potente, definito e con buona risposta in frequenza. Questo perchè il G12T-75 è noto per la sua potenza e per i bassi robusti, mentre il Greenback ha un suono più vintage, con un’ottima risposta nelle alte frequenze per quel “twang” caratteristico, mentre il Vintage 30 ha un suono più definito, con una maggiore chiarezza nelle frequenze medie, che aiuta a far emergere i dettagli nel mix.

Esistono IR per chitarra specifici che già integrano suoni con coni diversi, e addirittura catturati con combinazioni di microfoni diversi. Ma questo se si pensi non deve stupire, perchè già nel passato si usavano 4×12 in cui magari in una diagonale si mettevano dei GreenBack e nell’altra dei Vintage 30, e magari si microfonava sia con uno Shure SM57 posto in una posizione specifica sia con un Sennheiser MD 421, ad esempio.

Per blues e rock classico

Personalmente a me piacciono molto i Celestion Vintage 30 con 4×12 closed back (sì, perchè anche il fatto che la cassa sia chiusa dietro influisce molto sul suono), perchè danno un maggiore “groar” (inteso come ruggito alla plettrat in stile accordo aperto alla AC/DC) e presenza, e combinati con un amplificatore questi speaker offrono una risposta più aggressiva e potente, che non suona mai confusa nemmeno ad alti volumi. Inoltre, i closed-back cab tendono a dare un suono più centrato e compatto, con più “punch” e un miglior controllo sui bassi e una maggiore definizione. Infine, hanno una maggiore definizione e chiarezza (dovuta alle frequenze alte), infatti i vintage 30 sono noti per avere una risposta ricca di frequenze che in genere aiutano a far risaltare il midrange in modo chiaro, senza perdersi nei bassi. Questo è perfetto per avere chitarra che ruggisca ed emerga nel mix.

Inoltre va detta un’altra cosa: gli IR per chitarra di una cassa 4×12 con coni Vintage 30 catturati da uno Shure SM57 prodotti dalla Celestion (https://www.celestionplus.com) sono diversi dagli stessi prodotti da un’altro marchio, come ad esempio OwnHammer (https://ownhammer.com) o York Audio (https://www.yorkaudio.co). Come ho fatto a sceglierli? Ho letto più recensioni possibile, mi sono fatto le mie infinte pippe mentali e alla fine di fatto li ho comprati per provarli… Diciamo l’ho considerato un investimento, poi mi restano. Anche se in realtà ogni bundle che si acquista non contiene un solo IR, ma moltissimi file con catture diverse, e davvero ciascuno di questi può suonare in modo molto diverso dagli altri, seppur tutti catturino la stessa cassa con gli stessi coni.

Come scegliere un IR per chitarra: alcuni consigli pratici e la mia esperienza con la Boss GT-1000 core a casa e in saletta

Ecco, qui spesso casca l’asino. Nel senso che sappiamo benissimo che quando costruiamo un suono a casa e poi andiamo in saletta difficilmente avremo la stessa resa. Con i vecchi amplificatori e i pedali questo succedeva perchè sia l’ampli che i pedali non avevano mai una risposta lineare, quindi alzando il volume cambiava tutta la saturazione (a partià di manopolina del gain) sia la risposta dinamica, ecc. Inoltre, a casa non ci son una batteria reale e un basso che si fanno ben sentire, unitamente al fatto che le rifrazioni delle onde sonore in camera sono ben diverse da quelle di una sala prove.

Ecco, il digitale almeno risolve il fatto che il suono rimane lo stesso a volumi diversi e questo non è poco. Tuttavia, comunque rimangono gli altri fattori ad influenzare il tutto. Personalmente (anche a causa di vicini diversamente simpatici e tolleranti con le frequenze di una chitarra elettrica) mi sono attrezzato per suonare in cuffia, con le delle cuffie il più possibile fedeli (compatibilmente con il mio budget) al suono prodotto dalla Boss. Nel mio caso ho scelto delle AKG K702, veramente comode anche da indossare, dettaglio da non sottovalutare.

E’ chiaro che suonando in cuffia si viene avvolti dal suono, cosa molto bella e utile per rifinire le varie sfaccettature dello stesso, ma si è in un mondo ideale, perchè in sala o dal vivo si hanno le risonanze reali della stanza e gli altri musicisti che suonano con te. Pertanto, anche trovando il miglior suono o IR possibile in cuffia che esce benissimo con le basi in mp3, non è detto che lo stesso funzioni anche live (in sala o un locale).

Un IR deve funzionare con la band, con il basso, con la batteria, ma soprattutto nel contesto del brano… e spesso un IR che sembra leggermente meno spettacolare da solo è quello che poi funziona meglio nel contesto di una band.

Nel mio caso ho scelto i Vintage 30 perchè sono quelli che mi consentono di uscire meglio con la band mantenendo nel contempo un bel suono definito ma pieno e saturo al punto giusto come piace a me. Tuttavia, a casa con le K702 (che fanno sentire bene le frequenze alte) potrebbero essere un po’ affaticanti se ci si esercita a lungo, e si potrebbero preferire degli IR per chitarra più morbidi come i Greenback (o magari ammorbidire gli alti nella patch per uso casalingo). Personalmente non faccio nulla di tutto questo, per abituarmi allo stesso suono che avrò in saletta, anche se in realtà poi cambia sempre tutto…

Conclusione

Gli IR per chitarra non sono un semplice dettaglio della catena digitale: sono uno degli elementi che determinano maggiormente il carattere finale del suono.

Per il rock e il blues, le differenze tra Greenback, Vintage 30 e G12T-75 sono enormi e permettono di trasformare completamente una simulazione di amplificatore.

La scelta migliore dipende dal proprio stile, e in linea di massima possiamo dire che i:

  • Greenback sono perfetti per dare dinamica e calore (magari per suoni meno distorti e un mix poco affollato di strumenti);
  • Vintage 30 sono rivolti a chi cerca presenza e aggressività (quando magari vi sono due chitarre un po’ spinte, basso e batteria che picchiano bene);
  • G12T-75 sono rivolti a chi cerca in genere punch e definizione.

Per me gli OwnHammer Vintage 30 (https://ownhammer.com/products/rock-box-v30en) rappresentano (per il momento) la scelta migliore. Questo non significa che siano gli IR migliori in assoluto: significa che sono quelli che, con il mio modo di suonare, le mie chitarre e il mio utilizzo della Boss GT-1000 Core, mi hanno dato il miglior equilibrio tra dinamica, presenza e capacità di uscire nel mix.

E la vostra? 😃

Pubblicato su musicanza.it il: 14/07/2026.